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Le tasse nel primo anno della Partita Iva: tutto ciò che devi sapere.

Tasse Primo Anno Partita Iva

Stai pensando di aprire la Partita Iva ma le tasse da pagare ti spaventano?

In quest’articolo imparerai come dribblare le trappole che il Fisco Italiano tende a tutti quelli che iniziano un’attività imprenditoriale.

Ti insegnerò inoltre quali sono le strategie essenziali per gestire al meglio la tua attività: si tratta di informazioni FONDAMENTALI che molti commercialisti “dimenticano” di spiegare ai loro clienti, contribuendo a comprometterne il successo.

Una lettura OBBLIGATORIA per chiunque abbia appena iniziato un attività in proprio o stia per farlo.

Sei pronto? Si comincia!

Tasse Primo Anno Partita Iva: come evitare i problemi.

Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo sentito un parente, un amico o un semplice conoscente lamentarsi dicendo:

“Mi ha appena chiamato il commercialista e mi ha detto che devo pagare 15.000 euro entro la settimana prossima… 15.000 euro di tasse!!”.

La cifra è naturalmente indicativa e cambia secondo i casi.

Quello che non cambia, invece, è lo stupore della persona che ha ricevuto la brutta telefonata.

E spesso capita proprio a chi si è appena lanciato in una nuova avventura imprenditoriale.

Vediamo di spiegare perché accade tutto questo e come puoi evitare che capiti la stessa cosa anche a te.

Per aiutarti a capire meglio utilizzerò un esempio pratico: il caso di Marco, 28 anni, idraulico.

Marco ha aperto la Partita Iva a febbraio del 2024 dopo aver trascorso sette anni alle dipendenze di una grossa azienda specializzata nell’assistenza di caldaie e climatizzatori.

La sua azienda ha chiuso alla fine del 2023, causa fallimento, e Marco ha deciso di mettersi in proprio e avviare una sua attività.

Il primo appuntamento di Marco con il fisco, per il pagamento delle imposte (comunemente dette tasse), sarà l’anno seguente, vale a dire a giugno del 2025.

Ipotizziamo che Marco alla fine dell’anno abbia realizzato un reddito netto di 50.000 euro.

Per reddito netto intendo i ricavi fatturati meno le spese sostenute, ovvero l’ammontare su cui saranno calcolate le tasse.

A giugno del 2025 Marco dovrà prepararsi a pagare:

  • 13.000 euro di Irpef,
  • 7.500 euro di Contributi Previdenziali.

“Ma è un salasso!” starai pensando…

Purtroppo non è finita qui.

Il “peggio” deve ancora arrivare…

Vediamo perché.

Come calcolare le tasse nel primo anno della tua Partita IVA

L’amara sorpresa che attende Marco è quella relativa ai cosiddetti “acconti” d’imposta.

Lo Stato Italiano, infatti, già dal primo anno di partita iva non si limita ad imporre le tasse sul reddito del 2024 ma chiede un anticipo su quelle dell’anno 2025, che in teoria andrebbero pagate a giugno dell’anno successivo, il 2026.

Ed ecco che arriva la doccia gelata: l’anticipo richiesto equivale al 100% di quanto si è tenuti a pagare per il 2024.

Il che, tradotto in soldoni, significa ulteriori 13.000 euro di Irpef e 7.500 euro di Contributi Previdenziali.

Quindi, ricapitolando, il Fisco Italiano oltre alle tasse sul 2024 presume che l’anno successivo (il 2025 nell’esempio) si avrà il medesimo reddito e ti chiede di pagarci le tasse in anticipo.

Si, hai capito bene, Marco purtroppo si ritroverà a dover anticipare allo Stato il pagamento di tasse su redditi non ancora riscossi.

E questo accade nel suo primo anno di attività.

Tasse Primo Anno Partita Iva

 

 

Purtroppo questo tipo di norma si rivela estremamente penalizzante per chi ha appena aperto la Partita Iva  in quanto, oltre alle già altissime tasse richieste dal nostro sistema fiscale (siamo primi in Europa..) si ritrovano a dover versare addirittura il doppio.

È evidente che anticipare le tasse su redditi che non si sono ancora percepiti è difficile per tutti, ma teoricamente per un’impresa attiva da 10 anni dovrebbe essere meno complicato (non ho detto facile…) rispetto a chi è appena partito.

Il perché di questa norma è molto semplice: lo Stato ha costantemente bisogno di soldi.

Infatti, non esiste alcun principio o logica razionale dietro ad una norma che richiede il pagamento di tasse su un reddito non ancora realizzato. Sei d’accordo?

Le conseguenze di ciò sono facilmente intuibili: aprire la Partita Iva spaventa per colpa delle tasse da pagare!

Partita Iva e Tasse da pagare: la via d’uscita

Devi sapere che in 15 anni di esperienza come commercialista ho capito che la tassazione è solo una parte del problema.

Il vero dilemma è la mancanza di organizzazione dei neo-imprenditori.

Vedi, se da una parte è innegabile che le tasse in Italia siano alte, è anche vero che se ti organizzi per tempo riesci sia a risparmiare sulle tasse, sia a gestire al meglio i pagamenti.

Pensi sia impossibile?

Bene, è arrivato il momento di scoprire in che modo sono riuscito ad aiutare i miei clienti rendendogli il più semplice possibile il pagamento delle tasse.

Sei pronto?

Le 2 regole per sopravvivere alle nel primo anno di Partita Iva

Regola # 1

Per prima cosa preparando un bilancio aggiornato dell’ attività al 30 settembre, entro (massimo) la fine del mese di ottobre.

Perché?

I motivi sono essenzialmente due.

Questo ti permetterà innanzitutto di farti un’idea di quanto dovrai pagare di tasse l’anno successivo.

E, cosa molto più importante, avrai la possibilità di apportare eventuali “correttivi”.

Se ad esempio ti rendi conto che le tasse da pagare sono alte puoi “risparmiare” facendo qualche investimento utile alla tua attività.

Cosa intendo?

Mi è capitato spesso di sentire imprenditori che dicevano: “Se avessi saputo che dovevo pagare così tanto in tasse, avrei comprato quell’attrezzatura che mi serviva.. avrei investito in questo o in quell’altro di cui avevo bisogno per la mia attività…”.

Questo semplice trucco ti permette di risparmiare fino al 47% delle tasse da pagare.

Regola # 2

Il secondo passo consiste nell’anticipare con quanta più precisione possibile il calcolo delle tasse che si dovranno pagare a giugno.

Noi lo facciamo entro il 28 febbraio, in modo tale che tu abbia ancora un margine di tempo per pianificare le tue uscite future.

Premetto che non ritengo meritevole di chiamarsi commercialista, consulente o come si definisca chiunque :

  1. non spieghi chiaramente al proprio cliente ciò che ti ho illustrato in quest’articolo;
  2. telefoni all’ultimo secondo ai propri clienti comunicando l’importo delle tasse da pagare…

Ma spiegare non è sufficiente.

Occorre assicurarsi di essere stati ben compresi dal proprio cliente! Questo è un aspetto fondamentale e trascurarlo può significare compromettere il futuro di una neo impresa.

Rimango effettivamente sbalordito quando mi raccontano la storia della fatidica telefonata.

La domanda che rivolgo al malcapitato di turno è sempre la stessa: “Ma come… non lo sapevi?”

E la risposta che ricevo è sempre uguale:

“No, non lo sapevo assolutamente.  Ero al corrente che a giugno si versano le tasse, ma il mio commercialista non mi ha mai anticipato quello che avrei dovuto pagare”.

Questi casi, a mio avviso, non dovrebbero mai verificarsi.

Purtroppo però il proliferarsi di tutti quegli pseudo-consulenti che “con 500 € all’anno ti fanno tutto” ha enormemente contribuito al verificarsi di questi episodi.

Il commercialista non deve limitare il suo ruolo a quello di semplice registratore di fatture/calcolatore di tasse, ma deve essere un consulente del proprio cliente, affiancandolo in tutte le fasi della sua attività imprenditoriale.

Tasse Partita Iva: Conclusioni.

Eccoci giunti al termine.

Tutto chiaro?

Se hai dei dubbi o delle domande, non esitare a lasciarmi i tuoi commenti qui sotto, sarò felice di risponderti al più presto!

Prima di salutarci però mi sembra utile farti un piccolo schema riepilogativo:

  1. se inizi l’attività ad esempio nel 2025 le tasse le paghi per la prima volta a giugno del 2026;
  2. il reddito su cui sono calcolate le tasse è quello che risulta alla fine del 2025;
  3. il primo anno paghi il doppio: tasse sul reddito dell’anno 2025 e acconto sul reddito dell’anno 2026;
  4. entro il 31 ottobre 2025 ti serve un bilancio previsionale con il calcolo (simulato) delle tasse;
  5. nei due mesi successivi hai la possibilità di compiere eventuali investimenti/correttivi che ti permettono di risparmiare sulle tasse;
  6. entro il 28 febbraio 2026 devi conoscere l’importo definitivo delle tasse e ti prepari per il pagamento di giugno.

Ti è piaciuto l’articolo?

Allora ho una sorpresa per te!

Ho realizzato un video-corso 100% gratuito  in cui puoi trovare tutto ciò che ti serve sapere per aprire la partita IVA in Italia senza commettere errori!

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 Alla prossima!

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Matteo Camurri

Laureato in Economia e Commercio. Iscritto all'Ordine dei Dottori Commercialisti. Fondatore del primo e unico studio di Commercialisti in Italia specializzato nella Creazione d'impresa. Con questo Blog condivido la mia esperienza per aiutare imprenditori e professionisti ad avviare la loro attività nel modo più Veloce e Sicuro. Sposato con Roberta e padre di Mattia.
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Commenti

  1. Un_povero_Autonomo dice

    15 Giugno 2015 alle 23:33

    Articolo eccellente…. sarei curioso di capire come si è potuto legalmente legittimare una pressione di quasi un 80% tra tasse, imposte, contributi ed acconti!!!

    Rispondi
  2. PIVA o SRL dice

    14 Settembre 2015 alle 18:35

    Forse la semplifico troppo ma tutta questa situazione grottesta e paradossale non viene risolta aprendo una SRL semplificata? Quella nata da poco e orientata al mondo startup?

    In quel case c’è un refime fiscale agevolato (e non solo). È una possibile soluzione o mi sfugge qualcosa?

    Rispondi
    • Matteo Camurri dice

      15 Settembre 2015 alle 17:09

      Ciao e benvenuto.
      Purtroppo però questo tipo di società non è una soluzione al “paradosso dell’acconto” in quanto anche le Srl semplificate sono tenute a versarli.

      Detto questo in uno dei prossimi post approfondirò meglio questo tipo di società! A presto

      Rispondi
  3. Olivia dice

    10 Novembre 2015 alle 16:18

    Hello
    ma, con il nuovo regime forfettario l’acconto forse sarà meno salato in quanto non c’è piu il minimale?

    Rispondi
  4. Gastone Cagliero dice

    30 Novembre 2015 alle 13:30

    questo articolo è davvero eccezionale…l’ ho scoperto proprio ieri quando parlavo con la mia commercialista (la mia futura moglie)…sono rimasto di sasso nel vero senso della parola e ancora stento a crederci…ho aperto un’ attività a gennaio del 2015…per essere stato il primo anno non è andata male…credo di chiudere a dicembre con circa 20000 euro…io sono nel regime dei minimi e gestione separata inps…mi ero fatto dei calcoli a spanne dove immaginavo di pagare il prossimo anno circa il 30% di tasse tra irpef ed inps…ecco l’ amara sorpresa…essendo il primo anno di attività mi dovrò pagare non solo il 30% del fatturato del 2015 ma dovrò pagare anche il 30% dell’ ipotetico fatturato del 2016…quindi il 60%…ma vi sembra una cosa normale?????? Su 20000 euro nette che ho incassato devo pagarmi 12000 euro di tasse…questa situazione è paradossale…non ha senso…e meno male che l’ ho scoperto adesso che è dicembre…almeno posso organizzarmi bene per giugno 2016…ma come ben evidenziato nell’ articolo molti commercialisti ti danno la bella notizia uno o due giorni prima…fate attenzione ragazzi…il primo anno di attività tenetevi almento il 60 % del netto da parte…può essere che nemmeno basti però…

    Rispondi
  5. Claudia dice

    28 Dicembre 2015 alle 18:49

    Ciao! Tutto molto interessante, l’amara sopresa dell’acconto è capitata anche a me… vorrei sapere solo una cosa. Ma dagli acconti è possibile dedurre le spese aziendali?

    Rispondi
    • Matteo Camurri dice

      28 Dicembre 2015 alle 19:21

      Ciao Claudia,
      purtroppo non è possibile dedurre le spese aziendali dagli acconti.
      Quello che è possibile fare invece è ridurre l’importo da pagare nel caso si pensi di avere un reddito più basso l’anno successivo ( il cosiddetto metodo previsionale).
      Bisogna però stare molto attenti perché se ci si sbaglia si viene sanzionati.

      A presto

      Rispondi
      • Claudia dice

        29 Dicembre 2015 alle 8:19

        Ti ringrazio Matteo, no infatti preferisco utilizzare il metodo previsionale.

        Peccato, sarebbe stato ottimo poter detrarre le spese anche dagli acconti 🙁

        Rispondi
  6. Maurizio Passoni dice

    2 Gennaio 2016 alle 17:04

    Mi sembra che l ipotesi delle tasse da pagare sul reddito di 50000 non è corretta…..mancano le addizionali regionali e comunali,e poi i contributi su 50000 euro sono solo 7500? a me risulterebbe di più almeno 12000…..

    Rispondi
    • Matteo Camurri dice

      4 Gennaio 2016 alle 9:55

      Ciao Maurizio,
      se ho capito bene non ti bastano le tasse che paghiamo in Italia..
      Ne vorresti di più quindi?
      Scherzi a parte..ti confermo che i contributi da pagare su 50.000 di reddito sono “solo” (come dici tu..) 7.500 euro.
      Probabilmente tu fai confusione tra saldi, acconti e contributi fissi..

      Tutto questo è normalissimo in quanto la normativa non è affatto “intuitiva”.
      Detto questo se leggi con attenzione l’articolo fino in fondo (visto che tratta proprio di questo aspetto) sono convinto che avrai le idee più chiare.
      Dopodiché (se ti interessa approfondire la questione ) puoi leggere questo post (https://www.avviareunimpresa.com/contributi-inps-e-partita-iva/ ) in cui parlo
      nello specifico di contributi Inps.
      Le addizionali comunali e regionali (per semplicità ) le ho conteggiate nell’irpef in quanto sono imposte cosiddette “accessorie”.
      A presto!

      Rispondi
      • Silvia Scaravaggi dice

        17 Febbraio 2016 alle 11:03

        in effetti anche a me non tornano i conti, nel post “Contributi INPS e partita Iva: la guida definitiva”, nell’esempio 3 ed esaminandone solo una parte, calcolando un reddito annuo che arrivi al tetto di € 46.123, Marco secondo i suoi calcoli avrebbe dovuto pagare di contributi inps 3.529 + 6.925=10.454, solo che nell’esempio sopra, da lei riportato, ha avuto un reddito superiore rispetto al tetto di € 46.123, di 50.000, ma non capisco perchè il contributo inps è di 7.500…
        Sarei interessata a leggere la guida definitiva per aprire la partita iva, ma via mail non la ricevo…
        Avrei anche una domanda, tasse e inps si calcolano sul reddito al netto dei costi, giusto? chiedo scusa per la mia ignoranza in materia!

        Rispondi
  7. Alessandro Perlongo dice

    4 Gennaio 2016 alle 16:58

    Ti unisci al ristretto manipolo di medici illuminati, per risolvere l’emorragia di questo paese! Con coraggio, destrezza e sopratutto semplicità, interpreti la contorsione dei convulsi provvedimenti “stermina imprese”. GRAZIE

    Rispondi
    • Matteo Camurri dice

      5 Gennaio 2016 alle 19:18

      Grazie a te per il sostegno Alessandro!
      A presto

      Rispondi
  8. Lucri Gaiman dice

    7 Giugno 2016 alle 18:01

    Una domanda che forse è ovvia, ma voglio esserne sicura: l’acconto vale solo per il secondo anno di attività (ossia lo pago in anticipo poco dopo il primo anno) oppure è un loop da cui non si uscirà mai più?

    Rispondi
  9. Alessandro dice

    27 Giugno 2016 alle 13:05

    L’articolo è davvero ottimo e sarebbe stato utilissimo leggerlo un anno fa.

    Rispondi
  10. maria cristina dice

    28 Ottobre 2016 alle 13:47

    Salve Matteo e grazie per il preziose informazioni del sito!
    Io sono in procinto di aprire una ditta individuale artigiana, un laboratorio di sartoria e sto impazzendo per avere risposte a molte domande….spero che tu possa aiutarmi !
    Posso aprire un laboratorio di sartoria in casa? avrò almeno due sarte pagate (vaucher? o….?) e in contemporanea verrà attivata una formazione di taglio e cucito nel laboratorio per richiedenti asilo (da 3 a 7 persone dipendendo).
    Premetto che ho una casa grande e il laboratorio sarebbe al piano di sotto: circa 40mq con bagno, ben aerato e ben illuminato.
    Grazie!
    Maria Cristina

    Rispondi
  11. Paola Tessari dice

    20 Gennaio 2017 alle 10:25

    Buongiorno,

    complimenti per l’articolo molto esaustivo. Io ho iniziato un’attività di libero professionista senza cassa con regime dei minimi nel 2016. a giugno di quest’anno dovrò pagare tutti i contributi 2016 più il primo acconto 2017 (se non erro, a quanto dice il mio commercialista, equivalente al 40% circa). Ero convinta che quello di giugno 2017 fosse l’unico acconto da versare. Trovo invece informazioni contrastanti dalle quali risulta che dovrei versare un ulteriore acconto a novembre 2017 (come si deduce dall’articolo, il primo anno di attività si paga il doppio) e in altre fonti risluta che il secondo acconto di novembre va versato solo in alcuni casi. Mi saprebbe chiarire la questione? Molte grazie

    Rispondi
  12. Paul Growing dice

    11 Giugno 2017 alle 18:02

    Che dio ti benedica. Credo tu abbia azzeccato in toto la mia esperienza compresa la telefonata finale.
    In sintesi: inizio attività, incasso 58000 euro di cui 21000 sono di spese. pecccato che il commercialista mi bocci praticamente tutte le possibilità di rimborso. (lavoro come consulente presso aziende in europa, per cui ho trascorso 29 settimane in giro con conseguenti costi di hotel, viaggi, noleggi macchine etc etc. su 21000 euro sono riuscito a farmi accettare meno di 5000 euro a causa di cavilli assurdi, potrei scrivere un libro sui tentativi al limite del ridicolo per farmi accettare una ricevuta di un ristorante… niente da fare)
    Totale quindi: ho incassato 58000 ne ho spesi 21000 ma per il fisco sono 53000. totale tasse 29588 euro di irpef, inps, addizionali etc etc. … ma con il colpo finale del raddoppio!! per cui adesso mi ritrovo con il dover pagare entro la fine dell’ anno piu’ di tutto l’incasso dello scorso anno. Se mi chiedessero quanto paghero’ di tasse quest’anno potrei tranquillamente sostenere che sono 29588*2/(58000-21000) = 160%.
    Ma la cosa peggiore è che fin da luglio dello scorso anno continuavo a chiedere: siamo sicuri che è tutto a posto? devo fare qualcosa tipo posticipo di fatturazioni, acquistare qualcosa, …. “non si preoccupi, adesso non possiamo ancora farci un idea, dobbiamo vedere l’anno prossimo. E infatti adesso lo vedo. A 50 anni con famiglia a carico non è proprio edificante andare a chiedere al padre 30000 euro di prestito per poter pagare le tasse e nello stesso tempo chiedere un prestito a una banca per poter mangiare. Se riesco a terminare l’anno, va bene, l’anno prossimo mi ritroverò con 30000 euro di tasse già pagate, ma per pagarle devo fatturarne 80000 quest’anno e quindi avro’ un altro disavanzo mostruoso al prossimo giro. In realtà dovrei portare il reddito di quest’anno a 0 in modo da rientrare al massimo ma dove dovrei prendere i soldi? Sono quindi condannato a fatturare anche se non vorrei. Incredibile. Non so perchè ma quando penso ad un colore, adesso mi viene in mente solo il nero. E chiaro che quando il commercialistà mi manderà le sue fatture per i suoi “servigi” riceverà in pagamento qualcosa che qui non posso riportare per decenza.

    Rispondi
    • Matteo Camurri dice

      13 Giugno 2017 alle 13:14

      Ciao Paul,
      purtroppo non sai quante mail ricevo con casi simili al tuo..(cambiano solo le cifre).
      Il punto è che le tasse in Italia sono troppo alte per non tenerne conto durante l’anno (sopratutto quando si è all’inizio dell’attività).

      Quello che devi fare adesso è un’attenta pianificazione finanziaria per risolvere i tuoi problemi.
      Ti garantisco che se la tua attività “funziona” ci riuscirai. Con fatica, ma ci riuscirai.

      Mi dispiace solo che il mio articolo l’hai in letto in ritardo..ti sarebbe stato sicuramente utile!

      In bocca al lupo per la tua attività.

      Rispondi
  13. Marco Lattanzio dice

    27 Luglio 2017 alle 12:27

    Bell’articolo.
    Sorge però una domanda.
    Ipotizzando l’apertura di una nuova P.IVA artigiana con contributi minimi a gennaio 2018, il contribuente può contestualmente pagare durante il primo anno di attività degli acconti al fine di evitare questo salasso a giugno dell’anno successivo?
    Esempio.
    Gennaio 2018 – apro P.IVA.
    Febbraio – Maggio – Agosto – Novembre – posso già pagare acconti sul contributo minimo di 3600 euro?
    Giugno 2019 – sul pagamento del saldo contributi, detrarre gli acconti versati nel primo anno di attivià?

    Rispondi
  14. Fabrizio dice

    18 Settembre 2017 alle 9:11

    Ciao Matteo, ti pongo semplicemente una domanda.
    Attualmente sono nel regime dei minimi (5%) , e la Gestione Separata è quella che da la più grande mazzata.

    Durante il pagamento delle tasse di quest’ anno, riferite al 2016, dovrò pagare l’ acconto per l’ anno successivo.
    Alla mia commercialista ho fatto spostare il pagamento dell’ acconto il prossimo anno e lo pagherò in poche rate mensili, se non sbaglio con l’ aggiunta del 10%.

    La mia domanda è: So già che quest’ anno fatturerò qualche migliaio di euro in meno dello scorso anno, quindi il prossimo anno con il pagamento delle tasse cosa accadrà?

    Si andrà a sottrarre l’ acconto che ho versato in anticipo per l’ anno prossimo?
    Quindi il prossimo anno pagherò meno?

    Spiegami meglio questa situazione se riesci, grazie mille

    Rispondi
  15. renato pezzano dice

    23 Novembre 2017 alle 11:56

    Salve, mi sorge una domanda. Se io prevedo quest’anno di fatturare la metà dell’anno precedente ( ne sono sicuro purtroppo…) e quindi decido di avvalermi del metodo “previsionale” per non pagare il secondo acconto, in quanto quasi sicuramente gli acconti già versati a luglio copriranno le tasse dell’anno nuovo, cosa succede ? il fisco mi verrà cmq a chiedere perchè non ho versato gli acconti multandomi ? cioè, conviene , in questo caso, non pagare o conviene pagare e andare poi a credito nel’anno nuovo ?
    grazie
    Cordialmente
    Renato Pezzano

    Rispondi
    • Matteo Camurri dice

      23 Novembre 2017 alle 15:56

      Ciao Renato,
      se quanto hai pagato a luglio compre le tasse del 2017 non avrai alcun problema (quindi puoi tranquillamente non versare il 30 novembre). Se poi l’anno prossimo, quando farai Unico 2018, ti accorgi che le tue previoni erano sbagliate (e quindi di aver versato meno del dovuto) puoi tranquillamente “ravvedere” con un importo di interessi e sanzioni ridotti.

      A presto

      Rispondi
  16. francesca dice

    23 Novembre 2017 alle 17:24

    Buona sera,
    ho aperto la partita iva ad inizio anno (inizio 2017), e sono inquadrata nel regime dei forfettari.
    oltre a pagare regolarmente le mie rate dell’INPS, la mia commercialista mi ha detto oggi, che devo versare 1000 euro di acconto per le tasse che mi saranno poi calcolate con la dichiarazione dei redditi del prossimo anno (giugno 2018. la mia prima dichiarazione) e che dovrò pagare suddivise a Giugno e Novembre 2018.
    volevo sapere se è corretto che io debba e possa pagare ora 1000 di acconto in modo tale da avere meno “batosta” nel 2018.
    spero di essermi spiegata bene. la ringrazio in anticipo

    Rispondi
    • Matteo Camurri dice

      23 Novembre 2017 alle 17:58

      Buonasera Francesca,
      assolutamente si.
      Anticipare le tasse per non trovarsi a dover pagare “tutto insieme” è sicuramente lecito e corretto.
      A presto

      Rispondi
  17. Robert dice

    23 Dicembre 2017 alle 16:26

    Salve ,voglio aprire un piccolo locale Ubisoft,gestirlo con la mia moglie, incasso giornaliero gira in torno ha 200 euro.con questo incasso e possibile portare l’attività avanti con tutte le tasse che sono da pagare,e quanto riusciamo ricavarci noi.grazie.

    Rispondi

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